In un regno che ha già toccato il fondo della sua grandezza, Mario Macaluso ci presenta un Re, Ruggero II, alla fine del suo tempo, avvolto da un manto di silenzio assoluto. La sua figura, un tempo circondata da sfarzo e potere, ora risuona tra le ombre di una corte che non sa più come onorare il suo Sovrano. La vera tensione non si genera da azioni tumultuose o battaglie epiche, ma dalla vibrante attesa di ciò che deve ancora essere detto, di come i segreti di un’anima possano cambiare il corso della storia o, peggio ancora, svanire in un oblio silenzioso.
Il romanzo di Macaluso è attraversato da un mistero che va ben oltre la mera questione della morte imminente di Ruggero II. È un mistero che s’insinua nell’anima del protagonista, che infonde ogni suo pensiero e ogni battito del suo cuore. Cosa avrà visto Ruggero? Cosa avrà temuto? Quali scelte hanno segnato la sua vita? Questa entità sfuggente non è un semplice oggetto da sondare, ma una forza motrice che guida ogni gesto, ogni sguardo. La suspense non è il frutto di avvenimenti esterni, ma di un profondo ritenere, un assordante silenzio che si fa eco nel cuore di chi legge.
In questo contesto, la fede riveste una funzione diversa da quella tradizionalmente pensata. Non è un rifugio in cui ci si rifugia per trovare consolazione, ma un terreno di conflitto e di lotta interiore. La croce bizantina che Ruggero stringe tra le mani diventa simbolo di un peso spirituale che si fa carico del regno e delle sue incertezze. In questo incessante confronto tra fede e coscienza, Ruggero si trova a dover confrontarsi con le sue scelte e con le promesse mai mantenute.
Macaluso, avvalendosi della scelta narrativa più radicale, spoglia il sovrano della sua gloria. Questo Re non è l’immagine imponente di un grande condottiero, ma un uomo fragile, la cui grandezza si misura in base alla sua capacità di affrontare la propria vulnerabilità. La narrazione non mostra un potere che protegge, ma un potere che, impotente, assiste alla decadenza di chi lo detiene. In ogni pagina emerge una tensione palpabile, un’eco di ciò che è andato perso e di ciò che potrebbe svanire per sempre.
Il patto che si stringe tra Ruggero e padre Matteo è una delle colonne portanti di questa narrazione. Non si tratta di un dialogo formale, ma di un incontro tra anime, un’alleanza che trascende le parole e si fa testimone di ciò che non può essere scritto. Padre Matteo diventa custode dei segreti e delle paure di Ruggero, un amico che comprende il peso di una verità troppo grande per essere rivelata. La loro relazione sottolinea il rispettoso silenzio che avvolge la vita del Re, un silenzio che pesa come un macigno sulle spalle di un uomo solo.
La scrittura di Macaluso è essenziale, quasi sacra, e in essa ogni parola è riposta con cura, ogni silenzio assume un significato profondo. Il ritmo della narrazione è controllato, ogni pausa è carica di tensione, ogni descrizione evoca una sensazione palpabile di attesa. La tensione non è data da colpi di scena tramandati in modo rumoroso, ma da un tappeto sonoro di riflessioni interiori che si accumulano pennellando un quadro emotivo complesso e stratificato.
Il romanzo “Il Segreto del Re” non si consuma in fretta. Non è un libro da leggere distrattamente, ma una narrazione che richiede attenzione e meditazione. Solo giungendo alla fine si inizierà a comprendere la forza di questo mistero, una potenza che si rivela silenziosamente, ma con un’intensità che lascia senza fiato. Macaluso non ci regala soluzioni facili o risposte confortanti, ma ci coinvolge in un dialogo profondo e duraturo tra mistero, fede e potere.
Finendo di leggere, il lettore rimane con la consapevolezza che il mistero non è mai del tutto risolto e che la tensione si perpetua anche dopo l’ultima pagina. La vera suspense non nasce da ciò che avviene nel racconto, ma da ciò che potrebbe andare perduto per sempre — un segreto, una fede, un potere spogliato della sua essenza. Così, la narrazione di Mario Macaluso si fa eco di un’esperienza umana universale, dove aspettativa e paura, silenzio e fede, continuano a danzare in un gioco eterno e inafferrabile. Esperto di lifestyle sostenibile e Consulente del benessere Massimo Vigilante è un esperto di lifestyle sostenibile e consulente del benessere, con oltre quindici anni di esperienza come divulgatore. La sua missione è aiutare i lettori a ottimizzare la propria vita, partendo dal presupposto che il benessere personale sia un equilibrio tra salute fisica, un ambiente domestico efficiente e una solida economia personale. Specializzato nel nesso tra salute dell'individuo e salute della casa, Massimo offre guide pratiche su faccende domestiche e giardinaggio, trasformandole da compiti a opportunità per migliorare la propria qualità di vita. Le sue analisi sull'economia domestica forniscono strategie collaudate per risparmiare, investire saggiamente e vivere in modo prospero e consapevole.![]()
Massimo Vigilante








